Swag Paranoia: dentro le pare di Wemme Flow

Circa un annetto fa mi appare nella home page di Instagram un video di due ragazzi che suonano alla fermata del tram, uno seduto con la chitarra in mano e l’altro con l’asta del microfono davanti.

Ancora non potevo saperlo, ma quei due, Wemme Flow e il suo produttore Zenit, stavano per proporre la versione acustica di uno dei brani con cui ho empatizzato di più nell’ultimo periodo.

La canzone in questione è “A fumare le paglie” contenuta nel disco “Swag Paranoia” pubblicato il 24 gennaio 2025. 

Corro a recuperarmi il brano su Spotify e mi colpisce fin da subito. Il beat crea un’atmosfera malinconica e il testo lo percepisco come autentico e sentito, ma qualcosa non mi torna. La voce dell’artista è molto, forse troppo particolare per i miei gusti. Decido quindi di passare oltre, relegando quell’esperienza di ascolto a un qualcosa di cui avevo bisogno in quel momento ma che non ripeterò più. Mi sbagliavo.

Il ricordo di quella canzone mi rimane impresso. Era da tempo che non riuscivo ad immedesimarmi così tanto in un brano. I concetti espressi lì dentro mi avevano ricordato situazioni che avevo vissuto anche io.  Tutto questo solo con un ascolto superficiale. Anche quando ormai era passato del tempo, ci pensavo e mi dicevo: “peccato che quella voce non mi abbia fatto impazzire”, ma la realtà è che non le avevo dato neanche una possibilità. Così ho deciso di farlo. Questa volta però a essere messo in riproduzione è tutto il disco, Swag Paranoia.

Wemme Flow e Zenit: un connubio interessante

Quanto è bello sentire un progetto in cui le strumentali sono fatte su misura per l’artista. Questa è una delle prime sensazioni che l’album mi ha trasmesso. A partire dalla prima traccia si viene subito catapultati dentro sonorità che creano un’atmosfera gioiosa e spensierata, sostituita in pochi casi o da un sound più morbido come in “La tua amica” o da toni più malinconici come nella già citata “A fumare le paglie”.

L’artista bolognese attraverso questo disco, manifesta una chiara volontà di raccontarsi. Trasforma in musica, con uno stile tutto suo, pensieri e paranoie legati principalmente ai temi dell’amore, del sesso e della crescita personale. In tutto questo, Zenit lo aiuta fornendogli uno spazio creativo in cui viene lasciato libero di dar sfogo a quello “Swag” riportato nel titolo del disco.

Il brano che più mi ha colpito dal punto di vista della sinergia di questi ragazzi è sicuramente “Caratterino (Karatè kid)”, dove il flow e i giochi di voce di Wemmino si sposano perfettamente con il ritmo incalzante del beat prodotto da Zenit.

Un altro esempio che mi ha colpito sotto questo profilo è il richiamo, alla chiusura della traccia “Bugiarda Vera”, al ritornello di “Piazza Maggiore”, brano rilasciato nel 2022 che ha dato inizio ad una reiterata serie di collaborazioni tra i due.  In questo brano, come in altri della sua discografia, emerge l’attaccamento dell’artista alla propria città, Bologna. Luogo che all’interno di “Swag Paranoia”, è citato anche sotto forma di “attitudine bolognese” che, stando a quanto riportato nella title track del disco, sembrerebbe generare un certo appeal nei rapporti con l’altro sesso.

Un’apparente superficialità: perché vale la pena recuperare “Swag Paranoia”?

In generale penso che tutta la discografia di Wemme Flow meriti di essere recuperata. Concentrandomi però solo su questo progetto, una delle ragioni che mi spingono a raccomandarne l’ascolto riguarda la sua versatilità. Questo disco, molto variegato a livello di sonorità, può essere adattato a diverse situazioni di ascolto. Ecco che però “Swag Paranoia” dovrebbe essere ascoltato con molta attenzione, dato che spesso, dietro il linguaggio utilizzato dall’artista, si nascondono dei messaggi molto profondi e personali. In “Virtù dei fragili“, ad esempio, oltre al tema della consapevolezza relativa alle difficoltà nell’inseguire i propri sogni, viene affrontata la tematica della mascolinità tossica, quella del “un uomo vero non piange mai”, paradigma che viene fin da subito smentito e ribaltato.

Proprio con questo brano mi sono convinto definitivamente a parlare di questo disco. Sarà che in questo periodo mi sono soffermato a ragionare su temi simili, ma sinceramente non mi sarei mai aspettato di trovarli affrontati qui dentro. E non perché le tematiche di “Swag Paranoia” siano superficiali, anzi, ma perché tra gli artisti che ascolto regolarmente pochi sono quelli che riflettono su questi argomenti.

Le barre che compongono il ritornello le trovo spiazzanti, arrivano e colpiscono per quanto sono veritiere. Wemme Flow apre prendendo consapevolezza del fatto che “un uomo vero riesce a piangere“, quasi come se volesse immediatamente liberarsi da quella bugia che fin da piccoli ci viene raccontata, quella per cui piangere è visto come un segno di debolezza. Nella seconda parte del ritornello l’artista ci dice che: “un uomo vero riesce a ridere, però sa bene di esser fragile / un uomo vero riesce a vincere, a salutarti con le lacrime“. Ho trovato, in particolare, molto interessante quest’ultima parte. Piangere davanti a una persona dovrebbe essere, nella logica della mascolinità tossica, un segno di debolezza. Nel caso di Wemmino, invece, questo gesto diviene una profonda dimostrazione di affetto nel momento in cui, per diversi motivi, la stessa esce dalla nostra vita. Un segno di apparente debolezza fisica che diviene un segno di vittoria affettiva. A mio parere una bella, e non scontata, riflessione.

Concludo sostenendo che, dal mio punto di vista, è proprio in questa traccia che risiede il valore di questo disco. Questo perché nonostante “Virtù dei fragili” faccia parte della triade di singoli che hanno anticipato “Swag Paranoia” il lavoro di incastonamento nello stesso è ben riuscito andando ad elevare lo spessore artistico delle tematiche affrontate e facendo complessivamente risultare il progetto più bilanciato.

Ho trascorso un bel po’ di tempo ad ascoltare questo album. Se lo dicessi al me del passato probabilmente non ci crederebbe, però è così. Con diversi ascolti di “Swag Paranoia” ho potuto avere una visione più chiara dello stile giocoso che Wemme Flow vuole portare, senza però abbandonare quella componente conscious che è stata essenziale per farmi apprezzare questo progetto fino in fondo.

Quella voce che all’inizio non mi convinceva è finita con l’essere la mia compagna di viaggio per un periodo di tempo non indifferente e spero possa diventarlo anche per altri. L’ascolto di questo disco mi ha fatto comprendere una volta di più l’importanza di non soffermarmi sulle apparenze, soprattutto quando si parla di musica. Un insegnamento che cercherò di seguire d’ora in avanti.

La sinergia con Zenit è sicuramente uno degli aspetti che più ho apprezzato durante i vari ascolti e spero vivamente che la loro collaborazione possa andare avanti. Alla data di scrittura di questo articolo i due hanno già pubblicato una sorta di sequel spirituale del disco di cui si è trattato, “Swag Banana”, di cui consiglio l’ascolto per seguire l’evoluzione artistica di entrambi.

Se siete arrivati fino a qui vi ringrazio e, qualora non l’abbiate ancora fatto, vi auguro un buon ascolto 🙂

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