P38 La-Gang: una scintilla riaccende il rap politico

Nel dicembre del 2025 il GIP di Torino ha archiviato le accuse di vilipendio, diffamazione e istigazione a delinquere che erano state mosse contro la P38 per la loro musica. La motivazione è che sarebbe stata “soltanto un’operazione artistico-musicale provocatoria”, e questo, se da una parte mi rallegra, perché vuol dire che ancora i rapper possono esprimersi liberamente anche su temi controversi, dall’altra, mi fa sorgere dei dubbi sulle intenzioni che certi testi avrebbero dovuto o voluto veicolare. Sia chiaro: di certo non vorrei che le accuse fossero fondate; è solo che mi viene da chiedermi se il fenomeno P38 non sia qualcosa di puramente estetico. Oggi in questo articolo vorrei provare a risolvere queste mie perplessità.

Cos’è la P38? Grande è la confusione nella scena
Loro stessi si definiscono “un collettivo rap-trap dall’attitudine punk che nasce nel 2020 con l’intenzione di portare nel genere un immaginario di estrema sinistra”.
La gang inizialmente era formata dai cantanti YUNG STALIN, Astore, Jimmy Pentothal e dal producer Papà Dimitri, che in seguito alle vicende giudiziarie abbandonerà il gruppo. Questa formazione nel 2021 ha dato vita al primo disco, NUOVE BR, un progetto musicalmente interessante e dai toni dissacranti. La traccia più famosa è RENAULT 4, che si apre con un pacatissimo «Ho incontrato Bruno Vespa, gli ho sparato alle gambe/ Mi diceva “Buonasera” ma in un lago di sangue», ma frasi iperboliche del genere sono disseminate in tutto il disco, come in MODA ITALIANA dove Astore chiude la sua strofa con «Se avessi davanti la faccia di Giorgia/ Ti giuro che a lei servirebbe una plastica». Tutti i brani sono cattivissimi e questo anche grazie alle basi dalle sonorità aggressive prodotte da Papà Dimitri, che per me ha dato il meglio in BOCCONIBRUCIA e LUCI BLU.

Questo album, che poteva rimanere appannaggio di una nicchia, ha avuto un successo inaspettato raggiungendo vari tipi di pubblico e suscitando le reazioni più disparate: chi ha colto la provocazione, chi l’ha cavalcata, chi l’avrebbe voluta meno estrema e chi l’ha rigettata in toto.
Non l’hanno presa bene i media tradizionali, che puntualmente rifiutano qualsiasi tipo di arte realmente vandalica, come si vede da uno sdegnatissimo spezzone del TG4 (ripreso nella canzone del 2023 RASSEGNA STAMPA) in cui la giornalista introduce rapidamente il gruppo con uno sprezzante “Reggio Emilia, 1° maggio, indossano un passamontagna, si chiamano P38, non aggiungo altro… guardate il servizio” e in seguito vengono lette le prime due barre del ritornello di RENAULT 4 «Ti metto dentro una Renault 4/ Brigate Rosse scritto sul contratto». Sfortunatamente le istituzioni l’hanno presa ancora peggio e i membri hanno dovuto subire delle perquisizioni nel novembre del 2022 ed un’indagine durata anni che, come detto, si è risolta in un nulla di fatto.

DITTATURA: il potere scaturisce dall’energia delle rime
Dopo aver fatto tremare la scena, è arrivata la scossa di assestamento nel febbraio del 2025 con il secondo album DITTATURA. Diciamo che con lo shock delle perquisizioni, la pressione di un ipotetico processo e l’abbandono del producer le premesse non erano delle migliori; eppure, per quanto mi riguarda, questo progetto tiene testa a NUOVE BR. Per tutti gli artisti il secondo album, se con il primo hanno sfondato, è quello più difficile, ma il risultato qui è qualcosa di più curato, intimo e maturo.
Alcuni fan hanno percepito il disco come meno incisivo, ma secondo me, viste le condizioni in cui è nato, non si potevano spingere oltre, anche perché non le hanno mandate a dire. Forse si può sostenere che siano stati meno espliciti, ma di certo non meno agguerriti; comunque, a me non è dispiaciuto che abbiano dato più spazio anche alle questioni personali. GRAZIE PERCHÉ è il mio pezzo preferito. Questa è una dedica che Astore tributa ai due compagni e che risulta molto toccante: «Ehi, grazie perché/ Non c’era niente prima di noi/ Solo una stanza e le paranoie». Tra l’altro, Astore poco dopo aggiungerà «Quindi così, volevo dirvelo in una canzone/ Perché sincero mi viene più facile», manifestando la sua difficoltà a esprimere questo sentimento in conversazioni quotidiane e, allo stesso modo, siccome anch’io non eccello, ne approfitto per ringraziare Ssobu e Edo.
Dall’amore per i propri fratelli si passa al rigetto per un’amicizia tradita con PAURA, diss track in cui Pentothal prende di mira l’ex Papà Dimitri, muovendogli una serie di accuse che non mi interessa approfondire nel contenuto, ma rese nella forma con rime taglienti che su un beat particolare e cadenzato hanno un effetto ipnotico.
A proposito di producer, ci terrei a fare un plauso a Grabe che ha sostituito egregiamente l’uscente Dimitri, creando beat davvero perfetti per i rapper della P38.

Centrare la fruizione dell’opera
È palese che i loro richiami alle entità comuniste del passato non vogliano essere una mera propaganda verso certe realtà, come affermano loro stessi: “Noi non recuperiamo le BR in quanto esperienza storica di lotta politica, quello che noi recuperiamo è la portata simbolica. Una rabbia e un tentativo di riscatto politico sistematico che noi vogliamo provare ad esprimere”. Quindi, seppur invitino a riflettere su determinati argomenti, non sono il progetto musicale di una realtà partitica o politica e per questo possono permettersi di essere così truci ed estremi.
Il senso della loro esistenza sta nella bonus track pubblicata nella ristampa del 2023 in cui YUNG STALIN canta «Prima era anonimato, adesso sono dissociato (Ah)/ Prima terrorista, adesso sono democratico (Okay)/ Mi hanno fatto un processo, me lo sono meritato (-tato)/ Non ho dato rispetto alla storia, ora la amo (Amo)» e Jimmy Pentothal rincara la dose «La violenza è sempre sbagliata (eh sì)/ Tranne quella della polizia (angeli)/ A che serve il reato di tortura?/ Te la sei cercata se dormivi alla Diaz (zecca di merda)».
Il fatto che la buttino di fuori è dunque voluto e legittimo; non bisogna ascoltare una loro canzone ed essere d’accordo con ciò che dicono. La prima reazione ad un ascolto più approfondito dovrebbe essere quella di un iniziale spaesamento, una spoliazione delle idee dalle loro vesti più estreme e semmai una successiva presa di coscienza.
È importante capire ciò perché questo processo implica un diverso approccio rispetto al rap politico a cui siamo abituati in Italia: quando si ascolta una canzone dei 99 Posse (che meriterebbero una disamina a parte), ad esempio, le rivendicazioni e le ambizioni sono esplicite e chiare. Questo era uno dei motivi per cui inizialmente non riuscivo a cogliere pienamente il potenziale della P38, pensavo che un rap come il loro rischiasse di “sporcare” quello più conciso sullo stile dei 99 Posse; invece, la loro è semplicemente una delle infinite conformazioni che può prendere l’arte politica.

Trarre un giudizio finale sul collettivo non è facile, però mi sento di dire che: sono riusciti nel loro intento di riportare all’attenzione del pubblico un certo tipo di rap, hanno contaminato la trap con i loro temi politici prima solamente accennati, ma soprattutto non si sono lasciati scalfire dalle situazioni sfavorevoli, portando avanti le loro battaglie con uno stile identitario.
Il fattore estetico è centrale, ma non sfocia mai nel kitsch e non li distoglie dall’obiettivo: rappresentare il disagio dei contesti di cui parlano e dar voce alle rivendicazioni degli “ultimi”.
Seppur non siano scevri dall’aver difetti credo che la loro esperienza abbia segnato una svolta; spero che rivitalizzi il rap politico e di denuncia sociale che ormai da troppi anni è ai margini della scena.

P.S.
Volevo esordire con questo articolo per dedicarlo alla memoria di Federico Frusciante, critico militante musicale e cinematografico, scomparso il 15 Febbraio di quest’anno. Frusciante ha dedicato una vita alla divulgazione artistica e le sue analisi erano sempre mediate dai suoi ideali comunisti, che aveva coltivato in una città politicamente attiva come Livorno.
Negli anni è stato un riferimento per me, dato che spesso mi son ritrovavo a divorare le sue recensioni e monografie per scoprire nuovi generi ed autori. Ho ritenuto che il giusto modo per rendergli omaggio fosse proprio partire dalla recensione di un collettivo che gli garbasse.

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