Il Messaggio di Resistenza di Bad Bunny: una Celebrazione della Lingua e della Cultura Latina al Super Bowl

L’inizio: due donne nella mia vita mi sbattono in faccia Bad Bunny

Inizialmente non avevo prestato particolare attenzione a ciò che stava accadendo attorno a me. Non avevo colto i segnali, la trepidazione per qualcosa che, come abbiamo visto, avrebbe avuto un’eco internazionale.

Una sera, la mia coinquilina mi raggiunge in cucina e mi chiede all’improvviso: “Ma tu parli spagnolo?”. Non capisco dove vuole andare a parare, ma le rispondo: “Sì, lo parlo”. “No, perché sto cercando di impararlo per capire le canzoni di Bad Bunny”, replica lei. Aveva appena visto il video della vittoria ai Grammy dell’artista portoricano. All’inizio non ci ho dato molto peso. “Capirai”, mi sono detto, “Bad Bunny lo ascolto da una vita, niente di nuovo.” Ma quando la mattina di martedì 10 Febbraio mi sono svegliato con un messaggio dalla mia ragazza contente il video dell’esibizione di Bad Bunny per l’intervallo del Super Bowl, avvenuta durante la notte di lunedì 9 Febbraio per l’Europa, allora ho capito che qualcosa era successo, e che si stava già sviluppando da tempo intorno a me, senza che me ne rendessi conto.

Riappropriarsi della propria lingua e della propria identità: Grammy e Super Bowl

Sì, avete capito perfettamente. Oggi parliamo di Benito Antonio Martínez Ocasio, di Bad Bunny, o, come forse preferirebbe lui, di Conejo Malo, in spagnolo. La “spagnolizzazione” del nome d’arte di Benito potrebbe sembrare una battuta o una forzatura, ma non è così, tutt’altro: abbiamo visto tutti come il cantante abbia fatto dell’uso della lingua spagnola una questione di principio. Sin dal momento dell’annuncio del Super Bowl halftime show, andato virale, in cui esortava il pubblico a imparare lo spagnolo per comprendere la sua musica, in particolare la sua performance al Super Bowl halftime show, uno degli eventi musicali più visti e, in vista, del pianeta. D’altronde si sa. La lingua è importante. Le parole che utilizziamo, i concetti che esprimiamo ci restituiscono una specifica immagine della realtà; anzi, meglio, la costruiscono plasmando il mondo intorno a noi. E’ per questo motivo che la scelta di Bad Bunny di utilizzare esclusivamente la lingua spagnola non è solamente una scelta stilistica e musicale, ovviamente, ma è una scelta di resistenza consapevole e profondamente politica, che affonda le sue radici nel desiderio di rivalsa ed emancipazione portoricano, e si eleva a una più ampia critica contro le politiche Trumpiani attuali, sia per quanto riguarda la corrente situazione domestica statunitense che per il contesto geopolitico dell’America Latina, intesa come giardino del “popolo sulla collina”, gli Stati Uniti d’America.

L’esibizione: canzoni e simbologia

Per far passare il suo messaggio, Bad Bunny mette in scena, con sapiente cura, la sua discografia in diretta mondiale al Super Bowl halftime show, la cui scenografia è una vera e propria celebrazione della cultura portoricana e, più in generale, latina. Questa operazione di critica al colonialismo statunitense, ma soprattutto di riappropriazione ed elevazione della propria cultura e della propria lingua madre, avviene in primo luogo nell’ultimo album di Benito, DeBÍ TiRAR MáS FOToS, il primo non in lingua inglese a essere insignito del Grammy nella storia del premio, come anticipato in precedenza. 

Nell’album, New York diventa NUEVAYoL. New York, o meglio Nueva Yol, è da sempre simbolo della vitalità americana e del carattere multietnico e multiculturale di una nazione che, nella storia, è stata meta di migrazioni provenienti da tutto il mondo. NUEVAYol la ritroviamo in tutto il suo splendore anche al Super Bowl, dove vediamo Bad Bunny rinfrescarsi all’unico Puerto Rican Social Club rimasto a New York, fondato da Maria Antonia Cay, meglio conosciuta come Toñita, un baluardo della cultura portoricana nella Grande Mela. Grazie a Toñita, Bad Bunny e, come lui, i portoricani newyorkesi si riavvicinano alle proprie origini e coltivano un senso di comunità perduto, esattamente come descritto nella canzone: Un shot de cañita en casa de Toñita, ay, PR se siente cerquita; uno shot di cañita, il tipico rum casalingo portoricano, a casa di Toñita, ay, PR – ovvero Puerto Rico – si sente vicina. 

Ed è così che Toñita e il barrio portoricano di New York si fanno specchio di una città viva e diversa, costruita, come tutti gli Stati Uniti, sulle migrazioni. Migrazioni di popoli diversi, che hanno creato e continuano a generare ricchezza e innovazione e hanno contribuito alla prosperità di un paese pieno di contraddizioni e storture, è vero, ma che da sempre si erge come the Land of the Free, la terra dei liberi, e dove the Pursuit of Happiness, la ricerca della felicità, dovrebbe essere un imperativo costituzionale. Una felicità che trasuda dall’esibizione di Bad Bunny al Super Bowl, in cui ha messo in scena una grande festa latina all’insegna del divertimento, un inno alla vita, all’amore, alla musica e alla cultura, con una forza straordinaria. La messa in scena di un vero matrimonio e della successiva festa nuziale, a cui partecipa anche una certa Lady Gaga in abito tradizionale celeste portoricano, per non farsi mancare nulla, condensa appieno lo spirito dell’intera esibizione, anticipando, non a caso, il grande messaggio che svetterà sul maxischermo dello stadio nella sequenza finale dello spettacolo: “love is stronger than hate”.

Ciò che Bad Bunny, attraverso la sua arte, vuole comunicare, gridare al mondo, è “guardateci, ci siamo anche noi, esistiamo, e non solo esistiamo, ma siamo vivi e creiamo, brilliamo”. Anche per questo si riappropria del suo nome completo proprio nell’introduzione dello show dell’intervallo: Benito Antonio Martínez Ocasio presenta… perché è importante, perché è un uomo, perché ha valore, perché è il nome che gli è stato dato dalla sua famiglia. Infatti, Benito non manca di celebrare sia la sua famiglia sia il suo paese con la canzone La Mudanza dell’ultimo album “DTMF”, che ribadisce la fierezza e l’appartenenza alla sua terra: “De aquí nadie me saca, de aquí ya no me muevo, dile que esta es mi casa, donde nació mi abuelo”: da qui nessuno mi toglie, da qui non mi muovo, digli che questa è casa mia, dove è nato mio nonno.La sua è la volontà di restituire dignità, in primis a sé stesso, in quanto individuo, e poi alla sua comunità, a Puerto Rico. “Esto es PR, mami, aquí nací yo” – questo è Puerto Rico, mami, qui sono nato io – dalla canzone VOY A LLeVARTE PA PR, è un continuo ribadire al mondo intero le proprie radici. E ancora, in EoO, “Tas escuchando música de Puerto Rico, cabrón” – stai ascoltando musica di Puerto Rico, cabrón.

Puerto Rico viene esaltata e, come diremmo in gergo tipicamente rap, “messa sulla mappa” da Bad Bunny. Tuttavia, il cantante non si limita a celebrare le proprie origini. Al contrario, mette in risalto anche le principali criticità del proprio paese, con chiari riferimenti agli effetti negativi della dominazione statunitense. Ospite d’eccezione è il cantante Ricky Martin, leggenda portoricana, che si esibisce in LO QUE LE PASO A HAWAii, canzone dell’ultimo album di Bad Bunny che, riprendendo il tema dell’appartenenza ancestrale alla propria terra presente in “La Mudanza”, vuole scongiurare uno scenario di totale dominazione statunitense per la propria isola. “Quieren quitarme el río y también la playa / Quieren al barrio mío y que abuelita se vaya / No, no suelte’ la bandera ni olvide’ el lelolai / Que no quiero que hagan contigo lo que le pasó a Hawái“: vogliono togliermi il fiume e anche la spiaggia, vogliono il mio quartiere e che la mia nonnina se ne vada; no, non togliere la bandiera, non scordarti il lelolai – tipica vocalizzazione del jíbaro, musica folk rurale portoricana – che non voglio che facciano con te quello che è successo alle Hawaii. Una dominazione, i cui effetti sono ancora tangibili nei frequenti blackout sull’isola, eredità di un’infrastruttura sottosviluppata, della corruzione interna e della mancanza di volontà da parte dell’amministrazione Trump di risolvere il problema come menzionato in El Apagón e messo in scena al Super Bowl.

La fine: rappresentare

Consapevolmente, l’inno identitario di Bad Bunny si estende a tutti gli oppressi. La sua spinta vitale alla ricerca della felicità, della libertà e della dignità si estende a tutti coloro che stanno attualmente vivendo un periodo di grandi difficoltà e di vera e propria persecuzione negli Stati Uniti, a causa delle dure politiche migratorie dell’amministrazione Trump. A riprova di ciò, quest’ultimo non prende l’esibizione benissimo, descrivendola come “una delle peggiori di sempre, un affronto alla grandezza americana che non ne rappresenta gli standard di successo, creatività ed eccellenza”. Quegli standard che, invece, si sono potuti apprezzare durante l’esibizione dell’intervallo del Super Bowl alternativo organizzata da Turning Point USA…giusto? Ma, passando oltre, qui ci interessa di più il fatto che la critica del Presidente si soffermi proprio sulla lingua. Infatti, “nessuno capisce una parola di quello che sto tizio sta dicendo”, scrive Trump, piccato.

Ma non è così, proprio per niente. Infatti, come ci dice l’Annuario dell’Istituto Cervantes – Lo spagnolo nel mondo, 2025 – la lingua spagnola è una lingua viva: la terza lingua madre nel mondo dopo il cinese mandarino e l’hindi, nonché la seconda tra le lingue ufficiali delle Nazioni Unite. Inoltre, per la prima volta, la comunità con dominio nativo dello spagnolo – gli hispanohablantes – ha superato il mezzo miliardo di persone nel mondo. Un altro dato interessante: una persona su dieci la cui lingua madre è lo spagnolo risiede in paesi in cui lo spagnolo non è la lingua madre, il che evidenzia l’importanza dello spagnolo come lingua migratoria. E, ovviamente, per vicinanza geografica al maggior bacino di hispanohablantes al mondo, gli Stati Uniti – destinazione di forte migrazione dal Centro e dal Sud America – sono il primo paese non ispanico per popolazione di madrelingua spagnola: più di 45 milioni di madrelingua spagnoli. Completano la statistica 20 milioni di persone negli Stati Uniti con competenza linguistica limitata, per un totale di oltre 65 milioni, pari al 19% della popolazione del paese. Con questi numeri, gli Stati Uniti sono il quinto paese al mondo per numero di madrelingua spagnoli. Pertanto, Trump si sbaglia di grosso quando afferma che nessuno capisce una parola di ciò che dice Bad Bunny. Il tentativo del presidente americano di rendere invisibile la comunità ispanofona negli Stati Uniti non ha alcun fondamento empirico.

Il messaggio di Benito è un atto di riappropriazione e, al contempo, di elevazione della propria cultura e del proprio linguaggio. Bad Bunny rappresenta ed è per questo che ne stiamo parlando qui, rendendogli omaggio. Rappresenta tutto il Sud America, come ci ricorda alla fine dell’esibizione con il suo “God Bless America”, in cui elenca tutti i paesi che compongono il continente americano, tra cui, ma non solo, gli Stati Uniti. Rappresenta con orgoglio la propria identità culturale portoricana, in un potente tentativo di liberarsi dal passato e dal presente coloniali statunitensi. Il suo messaggio è fortemente politico, ma la comunicazione è in pieno stile portoricano: è gioia e festa pura, a cui tutti possono partecipare senza sentirsi esclusi, e coinvolge e rapisce lo spettatore senza compromessi, proprio com’è successo alla mia coinquilina e alla mia ragazza, due nuovissime fan del Conejo Malo.

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